Intervista a Isabella Bruno
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Nel 1987, Isabella Bruno presenta alla 38ᵃ Mostra Internazionale di Cinema – Montecatini (all’epoca così si chiama FilmeVideo) “Presa alla gola”, Trasmettiamo l’intervista video realizzata da Luigi Santagostino e Giampiero Pozzoni; rimontaggio di Michele Gagliani, Cineclub Sorso
Isabella Bruno (1954-2012): Cinema, autocoscienza e militanza
Isabella Bruno è stata una figura centrale nel panorama del cinema indipendente italiano, capace di coniugare la sperimentazione tecnica del formato ridotto con l’impegno politico del movimento femminista. La sua parabola artistica, che spazia dal cinema amatoriale alla regia per le grandi emittenti nazionali, testimonia una costante ricerca di libertà espressiva e di decostruzione dei linguaggi patriarcali.
Gli esordi: il Super 8 e l'autocoscienza cinematografica
Formatasi nel vivace ambiente del Cineclub Roma (di cui fu anche Presidente) e attiva nelle edizioni di FilmVideo Montecatini - FEDIC , all’epoca Mostra internazionale di Cinema – Montecatini, Isabella Bruno individua precocemente nel cinema uno strumento di lotta. Nel 1977, insieme a Liliana Ginanneschi, lancia dalle pagine del periodico Effe un appello che suona ancora oggi come un manifesto programmatico:
«Le donne devono appropriarsi di ogni mezzo di espressione e di comunicazione, cinema compreso. [...] Il nostro gruppo vuol essere di autocoscienza cinematografica. Vogliamo tirar fuori da noi stesse l’immaginazione, la fantasia, il nostro modo di vedere e sentire le cose».
Da questa spinta nasce a Roma il collettivo “Cinema Alice Guy”, con l’obiettivo di sfidare la storica diffidenza femminile verso la tecnica. Il primo frutto di questa collaborazione è Affettuosamente ciak! (1978-79), una riflessione ironica proprio sul rapporto tra donne e tecnologia.
Il cinema militante: l'aborto e la parola alle donne
Tra le sue opere più significative degli anni Settanta spicca È solo a noi che sta la decisione (1975-76). Realizzato in Super 8, questo documentario di 33 minuti affronta il tema dell'aborto in modo radicale. Bruno sceglie la narrazione in prima persona, intervenendo direttamente nel video per denunciare le ingerenze della politica maschile e della Chiesa cattolica, che per decenni avevano monopolizzato il dibattito pubblico escludendo la voce delle dirette interessate.
Insieme a lavori come Donne emergete!, questa produzione segna il vertice della sua fase "militante", caratterizzata da un cinema realizzato con mezzi leggeri ma carico di un'urgenza politica dirompente.
Gli anni Ottanta: tra fiction e televisione
Dagli anni Ottanta, la carriera di Isabella Bruno evolve verso contesti professionali più ampi, con la regia di documentari per la RAI e Mediaset. In questo periodo sperimenta anche il linguaggio della finzione con il 16mm. Nel 1987 presenta alla 38ª Mostra Internazionale di Cinema di Montecatini il film Presa alla gola. Amor fati.
Il film, un thriller psicologico interpretato da Alida Giardina e Luca Dal Fabbro, racconta di una scrittrice che si isola in campagna per scrivere un romanzo nero. Attraverso suggestioni noir e un gioco di specchi tra realtà e finzione, l'opera conferma la capacità della regista di muoversi tra generi diversi, mantenendo sempre alta l'attenzione sulla psicologia dei personaggi e sull'ambiguità del reale.
Un'eredità conservata
Il valore storico e artistico del lavoro di Isabella Bruno è oggi riconosciuto ufficialmente: i suoi titoli superstiti, prodotti tra gli anni Settanta e Ottanta, sono stati oggetto di studio e restauro. Questo patrimonio è attualmente conservato e digitalizzato presso l’Archivio Nazionale Cinema Impresa (Cineteca Nazionale di Ivrea), restando a disposizione come testimonianza fondamentale di una stagione in cui il cinema fu, a tutti gli effetti, un atto di libertà. (A.T.)






