Nato di giugno

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Un ricordo del nostro Albertone nazionale
Auguri, Alberto!
(Alberto Sordi - Roma, 15 giugno 1920 – Roma, 24 febbraio 2003)
Se dovessi scegliere un film da salvare della mia cinematografia, sceglierei "Una vita difficile". C'è tutto l'italiano dentro, con le suesperanze, le sue illusioni e le sue amarezze.
Alberto Sordi
Nel mese di giugno del 1920 nasceva uno dei più grandi protagonisti del cinema italiano e mondiale.
Alberto, nella sua straordinaria carriera, ha dimostrato più volte quanto fosse profondamente legato non solo alla sua celebre maschera comica, ma anche alla grande arte del cinema drammatico e della satira sociale. Infatti, uno dei suoi film più significativi, Una vita difficile (1961), diretto da Dino Risi e scritto da Rodolfo Sonego, è considerato all'unanimità uno dei capolavori assoluti della commedia all'italiana: un'opera graffiante, amara e profondamente politica.
Nella pellicola, Sordi interpreta Silvio Magnozzi, un giornalista ed ex partigiano idealista che si rifiuta di scendere a compromessi con il boom economico e il cinismo dell'Italia del dopoguerra. A differenza dei tipici personaggi sordiani – spesso opportunisti, vigliacchi o "mostri" della quotidianità – Magnozzi possiede una statura morale tragica ed eroica. L'attore romano amava moltissimo questo film proprio perché gli permise di compiere una transizione straordinaria dal registro comico a quello drammatico.
All'interno dell'opera troviamo alcune tra le scene più iconiche della nostra cinematografia, sequenze memorabili rimaste impresse nella storia:

         - La cena aristocratica la notte del referendum tra Monarchia e Repubblica: Silvio e la moglie Elena cenano a casa di nobili decaduti mentre, fuori, la    storia d'Italia cambia per sempre.
        - La scena dello schiaffo: Il finale catartico in cui Silvio, dopo essersi apparentemente arreso al servilismo pur di fare soldi, ritrova la propria dignità e rifila  un ceffone memorabile al suo ricchissimo e arrogante datore di lavoro, facendolo volare in piscina.

Sordi ebbe un legame artistico speciale con Rodolfo Sonego, il suo sceneggiatore storico, che in questo copione riversò molte delle sue reali esperienze da ex partigiano. Il grande attore sentiva questa sceneggiatura come un vestito cucito su misura, capace di raccontare non solo la parabola di un uomo, ma la storia di un'intera nazione che stava perdendo la propria anima in nome del benessere materiale.
Ancora oggi, ci sono giornate in cui la realtà italiana supera a tal punto la fantasia che sembra davvero di essere finiti dentro un film scritto da Sonego e diretto da Dino Risi o Mario Monicelli e interpretato da Sordi. In fondo, il "superpotere" del cinema di Alberto Sordi era proprio questo: i suoi film non inventavano nulla, si limitavano a mettere uno specchio davanti alle nostre assurde quotidianità, alle burocrazie folli, ai furbetti del quartierino e a quel misto tutto italiano di arte dell'arrangiarsi e tragicommedia.
Proprio per questo, la celebre citazione di Nanni Moretti in Ecce bombo – «Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? [...] Sì, bravo, bravo... Te lo meriti Alberto Sordi!», rivolta a un avventore qualunquista in un bar – crolla e si rivela profondamente ingiusta di fronte a un'opera come Una vita difficile. Nella sua critica, Moretti liquidava superficialmente la complessità di Sordi, vedendovi solo il ritratto dell'opportunista, del vigliacco o del qualunquista pronto a salire sul carro del vincitore per giustificare le proprie bassezze. Dal canto suo, l'Albertone nazionale la prese con grande classe. E il tempo, si sa, lenisce le rigidità ideologiche: alla morte dell'attore, nel 2003, lo stesso Moretti gli rese omaggio, riconoscendone finalmente la grandezza assoluta.
DdC

* 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑠𝑜 𝑎 𝑝𝑎𝑔. 7 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑎𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝐶𝑖𝑛𝑒𝑐𝑙𝑢𝑏, 𝑛. 150 (𝐺𝑖𝑢𝑔𝑛𝑜 2026). 𝐼𝑙 𝑝𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑖𝑣𝑜𝑟𝑛𝑒𝑠𝑒 Valentina Restivo 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 QUI
 
 
 
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