Enzo Natta, è scomparso un caro amico

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Ho appena saputo della scomparsa del nostro caro fraterno amico e compagno Enzo Natta nato a Imperia nel 1933 giornalista, critico cinematografico, scrittore. Lo conoscevo bene e non potrò mai scordarlo. E’ sempre un grande dolore apprendere della scomparsa di una persona generosa e mite con cui si è passato un periodo di militanza nell’associazionismo e accorgersi che, con la sua scomparsa, la comunità a lui legata diminuisce.
Qualche anno fa avevo necessità di contattare Enzo per condividere una decisione su Diari di Cineclub. Lui faceva (anzi farà sempre parte) del Comitato di Consulenza e Rappresentanza del periodico. Era estate, mi rispose al telefono da Santa Marinella, una località balneare vicino Roma,  “Ecco mi faccio una nuotata, mi rinfresco, mangio un pezzo di pizza, e ti richiamo subito” da buon ligure amava nuotare e subito dopo la nuotata, ancora bagnato mi richiamò subito “La pizza può aspettare”.
Sempre disponibile e propositivo. Avevo approfondito la sua conoscenza a casa di Mino Argentieri. Enzo abitava vicino a lui, andava spesso a trovarlo, Mino non usciva quasi più. Parlavano di cinema e politica, uno cattolico, l’altro “comunista liberal”, come è stato definito dopo la sua morte. Tutti e due si caratterizzavano di una rigorosa mitezza e autorevole conoscenza. Due uomini di assoluto altruismo che  facevano della leggerezza e dell’ironia la loro capacità di relazionarsi con gli altri. L’attività di Enzo si svolse prevalentemente all'interno del mondo cattolico, quello di Mino nel mondo del Partito Comunista. Che fascino sentirli dialogare e lasciarsi andare.
Enzo da giovane, aveva frequentato il cineclub a Mentone, cittadina sulla frontiera franco-italiana, aveva scoperto il cinema come veicolo di crescita intellettuale durante gli affollatissimi incontri e dibattiti dopo la proiezione e fu affascinato dalla  principale novità introdotta dalla Nouvelle Vague: la concezione di un cinema realizzabile da tutti e in assoluta libertà. Iniziò a scrivere sul giornalino del cineclub e così negli anni ’50 continuò sul quotidiano genovese Il Caffaro … passando alla Rivista del Cinematografo, Osservatore Romano, Orizzonti, Dimensioni, Famiglia Cristiana… Enzo non ha mai nascosto di non aver amato i “critici accademici”, in quanto a suo avviso i critici dovrebbero essere “mediatori” con la capacità di saper illustrare con efficacia i pregi e i difetti di un film, toccando le stesse questioni stilistiche senza inutili ermetismi, convinto anche che la lettura del critico esperto non è sempre più dirimente di quella del semplice appassionato che frequenta il cineclub. Spesso, evidenziava come la critica di oggi, con sempre più frequenza,  è ridotta a trafiletti che fanno da contorno a lunghi pezzi legati al pettegolezzo e a un cinema considerato solo come evento mondano. Per un ventennio, è stato presidente dell’Ancci (Associazione nazionale circoli cinematografici italiani), esperienza che si lega anzitutto con la fondazione, nel 1987, di Filmcronache, che ha diretto per 15 anni. In quel periodo Mino Argentieri, in virtù della ricchezza di stimoli culturali che ha sempre offerto, è stato una presenza costante delle iniziative della testata.
Come collaboratore di Diari di Cineclub ci spronava ad impegnarci nella promozione della cultura cinematografica e nell’affermare il ruolo dei Cineclub affinchè gli scambi culturali che fossero anche scambi umani, cogliendo tutte le possibilità che il cinema offre per riflettere assieme. Un modo per  sfuggire anche alla solitudine che spesso si associa in quest’epoca dei social, “facendo comunità”. Oggi,  la situazione si è complicata perché tutti i governi degli ultimi anni si sono resi responsabili di tagli alla cultura, colpendo fortemente l’esperienza dell’associazionismo di cultura cinematografica.
Mi piace ricordarlo al fianco di Mino, nell’ultimo periodo, quando decidemmo come Diari di Cineclub di aprire un momento di battaglia straordinaria con una campagna a favore della Biblioteca “Umberto Barbaro”. La biblioteca del cinema, un patrimonio della nostra nazione. Quando Mino ritenne necessario assumere una posizione di scontro aperto, dato assolutamente allarmante considerata la sua indole e il suo passato, Enzo decise di affiancarlo nell’entrare in un rapporto assolutamente conflittuale con il Ministero e con la burocrazia del nostro paese. Due fraterni amici combattenti nonostante l’età fino alla fine.
A conferma della loro amicizia e stima, Mino, presidente del Premio Charlie Chaplin, ormai stanco e ammalato, chiese ad Enzo di rappresentarlo nella serata della premiazione della decima edizione.
“Angelo, perché non vieni da queste parti che ci facciamo quattro passi, ci prendiamo un gelato e parliamo dal vivo invece che al telefono. Poi passiamo anche sotto casa di Mino, mi manca tanto”.
Caro Enzo (caro Mino) vi conserverò tra i miei pensieri più cari per ispirarmi alla vostra rettitudine.
Angelo Tantaro
 
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