A fianco della Palestina
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in ogni luogo con Venice4Palestine
La richiesta di issare la bandiera palestinese al Lido per tutta la durata della Mostra del Cinema rappresenta un gesto di mobilitazione e solidarietà, ritenuto necessario per superare ogni neutralità burocratica di fronte al genocidio in corso a Gaza perpetrato da Israele.
Diari di Cineclub ha aderito fin da subito a Venice4Palestine, collettivo indipendente formato da registi, attori, critici, operatori culturali e lavoratori dello spettacolo e dell'informazione. Nato nel 2024 in occasione dell'81ª Mostra del Cinema, il movimento prosegue la propria azione anche in questa edizione appena inaugurata, con l'obiettivo di portare all'interno del festival le istanze e la piena solidarietà nei confronti del dramma palestinese.
Il confronto tra il collettivo e la direzione della Mostra riapre una questione cruciale per le grandi istituzioni culturali: il confine tra la prassi burocratica e l'assunzione di una chiara posizione etica di fronte ai crimini contro l'umanità e alle tragedie contemporanee.
Da un lato, il direttore Alberto Barbera ha motivato il rifiuto di issare la bandiera con l'assenza del riconoscimento formale dello Stato di Palestina da parte dell'Italia, sostenendo che spetti alla selezione artistica dei film dare voce al problema. Dall'altro, Venice4Palestine sottolinea l'incoerenza tra questo rifiuto e la presenza ufficiale alla Mostra di opere accreditate come palestinesi.
Citando l'esempio del festival documentaristico IDFA di Amsterdam, Venice4Palestine ha chiesto alla direzione un «atto di coraggio» che superi le rigidità regolamentari e formali. Secondo il collettivo, la cultura non può limitarsi a fare da vetrina alle opere che raccontano la tragedia, né degradare a mera «emergenza» quello che è un vero e proprio genocidio, ma deve sostenere attivamente le voci critiche e impegnate, richiamando le posizioni coraggiose assunte da figure come Vanessa Redgrave, Susan Sarandon e Mark Ruffalo.
La critica si allarga infine al contesto politico nazionale: Venice4Palestine mette in guardia contro il rischio di equiparare la critica alle politiche del governo israeliano all'antisemitismo, contestando l'adozione dei criteri della IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance).
Il prossimo appuntamento della mobilitazione è fissato per il 9 settembre a Roma, davanti a Montecitorio, all'insegna dello slogan: «La solidarietà non si processa, il dissenso non si silenzia».
La richiesta di issare la bandiera palestinese al Lido per tutta la durata della Mostra del Cinema rappresenta un gesto di mobilitazione e solidarietà, ritenuto necessario per superare ogni neutralità burocratica di fronte al genocidio in corso a Gaza perpetrato da Israele.
Diari di Cineclub ha aderito fin da subito a Venice4Palestine, collettivo indipendente formato da registi, attori, critici, operatori culturali e lavoratori dello spettacolo e dell'informazione. Nato nel 2024 in occasione dell'81ª Mostra del Cinema, il movimento prosegue la propria azione anche in questa edizione appena inaugurata, con l'obiettivo di portare all'interno del festival le istanze e la piena solidarietà nei confronti del dramma palestinese.
Il confronto tra il collettivo e la direzione della Mostra riapre una questione cruciale per le grandi istituzioni culturali: il confine tra la prassi burocratica e l'assunzione di una chiara posizione etica di fronte ai crimini contro l'umanità e alle tragedie contemporanee.
Da un lato, il direttore Alberto Barbera ha motivato il rifiuto di issare la bandiera con l'assenza del riconoscimento formale dello Stato di Palestina da parte dell'Italia, sostenendo che spetti alla selezione artistica dei film dare voce al problema. Dall'altro, Venice4Palestine sottolinea l'incoerenza tra questo rifiuto e la presenza ufficiale alla Mostra di opere accreditate come palestinesi.
Citando l'esempio del festival documentaristico IDFA di Amsterdam, Venice4Palestine ha chiesto alla direzione un «atto di coraggio» che superi le rigidità regolamentari e formali. Secondo il collettivo, la cultura non può limitarsi a fare da vetrina alle opere che raccontano la tragedia, né degradare a mera «emergenza» quello che è un vero e proprio genocidio, ma deve sostenere attivamente le voci critiche e impegnate, richiamando le posizioni coraggiose assunte da figure come Vanessa Redgrave, Susan Sarandon e Mark Ruffalo.
La critica si allarga infine al contesto politico nazionale: Venice4Palestine mette in guardia contro il rischio di equiparare la critica alle politiche del governo israeliano all'antisemitismo, contestando l'adozione dei criteri della IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance).
Il prossimo appuntamento della mobilitazione è fissato per il 9 settembre a Roma, davanti a Montecitorio, all'insegna dello slogan: «La solidarietà non si processa, il dissenso non si silenzia».
Diari di Cineclub